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Ciao Marco Pantani

Mamma di Pantani accusa la sua ex e il ciclismo
Ciclismo, il pirata Marco Pantani è morto 14 Febbraio 2004

L’87° Giro D’Italia di ciclismo il 20 Maggio 2004 con la sua undicesima tappa arriva a Cesena, nella provincia dove è nato Marco Pantani, il ciclista che è scomparso il 14 Febbraio 2004 in un hotel di Rimini a causa di un abuso eccessivo di sostanze stupefacenti. Dopo un lungo periodo di silenzio la mamma del “pirata” vuole giustizia e accusa Christine, la ex fidanzata russa di Marco, attraverso una lunga intervista televisiva (28 minuti) trasmessa su Rai Tre da Alessandra Di Stefano. Tonina, mamma di Marco Pantani: “Mi sono sentita in dovere di andare dalla magistratura a fare vedere questi scritti perché in essi Marco l’accusa, dicendo che è stata lei a dargli quella roba. Lui stesso dice, che vorrebbe che questo scritto venisse pubblicato. Mi sembrava anche un’offesa, alcuni li aveva scritti con lei. Farò un torto a mio figlio perché lui l’amava. Ma se è vero, come c’è scritto lì, che era lei a dargli quella roba, mi sono sentita in dovere di andare dal procuratore e di farglielo vedere. Me l’hanno ucciso una seconda volta, e mi vergogno, veramente, di averla ospitata per otto anni nella mia casa. Alcune persone gli hanno detto di prendere queste cose perché gli facevano bene, poi è finito nel tunnel e non è riuscito più a uscire. Marco ha lasciato degli scritti in cui fa nomi e cognomi, voleva uscirne ma non ci è riuscito. Io do la colpa anche al ciclismo, perché ogni volta che si parlava di doping dietro c’era sempre Marco. E invece ci sono quelli che sono stati presi, dopati, che sono là, beati e nessuno ha detto più niente. Marco dopato non l’hanno mai preso, ma poi per quattro anni processi, procure gli hanno mandato via la voglia di vivere. Io voglio indietro la dignità di mio figlio, lui non c’è più. Le quattro persone - che hanno venduto la droga a Pantani - sono la conseguenza, c’entrano ma per salvare altre persone. Non è questa la causa della morte di mio figlio, Marco è morto nel 1999 quando lo hanno mandato a casa dal Giro. E’ finito lì, quando la sua donna gli ha detto prendi questo che ti fa bene, i suoi amici gli hanno detto prendi che ti fa dimenticare. Ha passato quattro anni dentro la sua camera, al buio, la sua vita l’ha passata lì dentro. La gente è cattiva, perché parla e non sa. Ci hanno accusato di averlo mandato via di casa, ma questa è casa sua, semmai lui doveva mandarci via. Ma lui ci amava. E amava la bicicletta, se la portava in camera. Mi manca, eccome se mi manca. Siamo andati da Muccioli, ci avevano detto provate a metterlo con le spalle al muro e dopo otto giorni è morto. Chi gli voleva bene? La Manuela, il babbo, la mamma e la sorella”.

Il mondo dello sport sotto shock: è morto Pantani 
Ciclismo, il pirata Marco Pantani è morto. Gimondi: "Ha pagato caro"

Il 13 Gennaio 2004 in questo portale avevamo festeggiato con una notizia il suo 34° compleanno. Il ciclista Marco Pantani è stato ritrovato privo di vita in una stanza del residence di Rimini. Nella camera trovati anche medicinali, ancora le cause del gesto sono sconosciute. Il ciclista nel 1998 ha vinto Giro D'Italia e Tour De France.

Gli occhi di Marco Pantani
Poesia di Michele Mazza

Dicono, affermano, sentenziano
che eri sensibile, fragile e generoso.
Accusano, giudicano e diagnosticano
che eri introverso, depresso e assente.
Ma le tue valli erano gloriose
quando scendevi giù in picchiata.
Ma le tue scalate epiche imprese, stoiche; leone.
Forse ora cavalchi e pedali ancora quel sogno
nei circuiti del paradiso.
Forse non sei più primo, ma uno dei tanti
e sei felice.
Caro pirata senza navi e senza una compagna.
Cara la tua vita errante, 
tra stradine in salita nel verde,
di curve affianco a profonde gole
e profumi di alte montagne.
Gli altri, sì gli altri, tutti dietro 
ma il tuo traguardo è stata la morte.
E ora si chiedo, tutti si chiedono:
<<chi era Marco?>>.
Marco morto solo,
in una stanza da solo,
in una vita da solo,
in una corsa, vittoria, sconfitta, caduta e risalita da solo,
in un conforto di tanti amici e parenti da solo.
Forse nessuno ha la risposta,
ma per quanto ora non ci sei più
e i ricordi si moltiplicano e differenziano.
Io penso che
avevi occhi fissi, meravigliosi, buoni, tristi e soli.

Le ultime parole di Marco. Cassani: "Non ho parole"
Pantani: "Mi sento umiliato". Cipollini: "Una tragedia enorme".  

Nel giorno del funerale l'ex manager del ciclista legge la sua ultima lettera. Il pirata "Per quattro anni sono in tutti i Tribunali, ho solo perso la mia voglia di essere come tanti altri sportivi. Ma il ciclismo ha pagato e molti ragazzi hanno perso la speranza della giustizia. E io mi sto ferendo con la deposizione di una verità sul mio documento perché il mondo si renda conto che se tutti i miei colleghi hanno subito umiliazioni, in camera con le telecamere nascoste per cercare di rovinare le famiglie; e poi come fai a non farti male. Io non so come mai mi fermo in casi di sfogo come questi. Io so di aver sbagliato con le prove ma solo quando la mia vita sportiva, soprattutto privata, è stata violata ho perso molto. E sono in questo paese con la voglia di dire "hasta la victoria", è un grande scopo per uno sportivo, ma il più difficile è aver dato il cuore per uno sport con incidenti e infortuni e sempre sono ripartito". Ma andate a vedere cos'è un ciclista e quanti uomini vanno in mezzo alla torrida tristezza per cercare di ritornare con quei sogni di uomo che si infrangono con le droghe, ma dopo la mia vita di sportivo. Ma la mia storia sia di esempio per gli altri sport. Che le regole, sì, ma devono essere uguali per tutti. E non esiste lavoro che per esercitare si deve dare il sangue, e controlli di notte alle famiglie degli atleti. Io non mi sono più sentito sereno, di essere controllato in casa, in albergo, dalle telecamere sono finito per farmi del male per non rinunciare alla mia intimita', a quella della mia donna e dei colleghi che hanno perso. E molte altre famiglie violentate. Non sono un falso, mi sento ferito e tutti i ragazzi che mi credevano devono parlare. Davide Cassani: "Non ho parole, è impossibile trovare delle parole. Vorrei capire perché è successo, sono stato con lui nel 1997 dopo l'incidente e abbiamo passato dei momenti straordinari, ma adesso era affondato in un vortice... Ci dobbiamo fare un esame di coscienza tutti, era diventato il capro espiatorio".

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